CSRD e report di rendicontazione
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Il primo grande spartiacque è la doppia materialità. Se con i GRI l’attenzione era prevalentemente focalizzata sugli impatti verso l’esterno dell’azienda su ambiente e società. Con la CSRD si aggiunge invece in modo strutturato anche la prospettiva finanziaria: come i fattori ESG influenzano performance, rischi e valore d’impresa.
Strategie di sostenibilità e risk management
Questo approccio bidirezionale obbliga le organizzazioni a integrare realmente sostenibilità e strategia, superando la logica del report come documento “a sé stante”. La sostenibilità entra nei processi di risk management, pianificazione e governance: ecco quindi come il bilancio di sostenibilità può rappresentare un’opportunità di crescita innovativa, la migliore forma di accountability per le imprese.
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La natura normativa e vincolante degli ESRS
I GRI restano uno standard solido e riconosciuto a livello internazionale, ma sono nati come framework volontario e flessibile. Gli ESRS, invece, definiscono requisiti dettagliati, indicatori obbligatori, criteri di disclosure e una struttura coerente con il quadro regolatorio europeo. Questo significa maggiore comparabilità, maggiore trasparenza e – inevitabilmente – maggiore responsabilità per le imprese.
Questo non vuol dire che i GRI siano “superati”. Al contrario: rappresentano ancora uno strumento utile, soprattutto come base metodologica per l’analisi degli impatti e per il dialogo con gli stakeholder. Ma oggi le aziende devono ripensare il proprio sistema di reporting in chiave integrata, strutturata e orientata alla doppia materialità. In altre parole, il tempo del report di sostenibilità come esercizio reputazionale è finito: ora si gioca sul terreno della strategia, della governance e della compliance.

